Ci troviamo spesso a ragionare su quali possano essere le modifiche da apportare alla nostra società, attraverso il pensiero, l’immaginazione, la creatività, ma anche con l’aiuto del confronto.
questa società, così come la conosciamo, soffre più che altro di una crisi d’identità; non riconosce più sé stessa e, ancor più grave, non riconosce più i valori che hanno contribuito alla sua formazione. La concatenazione di causa ed effetto ci hanno resi schiavi di ciò che oggi amiamo definire “Società”. Consumismo, speculazione, avidità, privilegi, egoismo, apparenza, ognuno di noi porta dentro, dalla nascita, questi semi maligni che, come tanti piccoli tumori, avvelenano il nostro sangue, ci inducono a fare delle scelte, il più delle volte, “pilotate”. Riceviamo, nel corso della vita, più educazioni (se siamo fortunati), altrimenti dobbiamo accontentarci di ciò che troviamo.
Elencherò qui di seguito quattro (4) categorie, a me molto care, a sostegno del mio pensiero:
- educazione prettamente di “strada”
- educazione di “strada” con valori di famiglia
- educazione media
- educazione privilegiata
il distinguo è necessario ai fini della comprensione di queste righe.
E’ interessante notare come, passando da una categoria a quella successiva, si ha un’evoluzione “decostruttiva” della veridicità della persona. Più aumenta il livello e la scelta di fonti educative e più si perde quel IO che dà unicità all’individuo. L’errore, o il qui pro quo, sta nella massificazione stessa di tale educazione; essa rende più nozioni ché informazioni. La nozione è un dato di fatto normativo, l’informazione è un dato di fatto allo stato delle cose.
La norma è lo strumento più sottile e promiscuo della Propaganda, la quale si offre di compromettere la personalità individuale in favore di un pensiero comune, un vero e proprio ingranaggio, ingegnato al fine di plasmare menti, con l’unico obiettivo di far assumere certi valori od argomenti come veri ed immutabili.
Lo stato delle cose, l’Informazione, determina invece il processo costruttivo dell’individuo, lo fa attraverso la critica personale dei fatti, così come sono accaduti.
Si rende così necessario ampliare lo spazio della “piazza”, non più salotto, all’area identificata come “virtuale”. La piazza virtuale diviene una grande metropoli, nella quale criminalità e genio si danno battaglia a colpi di fioretto, rendendo alla società il “libero arbitrio”.
In conclusione mi sento di affermare che facciamo parte di un sistema sempre più frastagliato, quasi definito (nuovamente) da caste, anelito nel mondo reale, ma fortemente egualitario e diversificato nello spazio urbano virtuale, iridescente, fervente, discorsivo, Sarà capace questo mondo di riportare, un giorno, questa bellezza sociale all’interno delle istituzioni.
ex cinema/teatro occupato preneste - contest: precario per forza di gravità - 07/07/2011 (at via alberto da giussano 59, roma)
la sublimazione è un pò come il concetto di dio